Set 29, 2018 - POLITICA NAZIONALE    No Comments

Di Maio, cosa festeggi?

Il vicepremier Luigi Di Maio che festeggia con i ministri pentastellati al termine del Consiglio dei Ministri sul DEF.

Le immagini del vicepremier Luigi Di Maio e dei ministri Cinque Stelle che, al termine della riunione del Consiglio dei Ministri, si affacciano per festeggiare l’inserimento del reddito/pensione di cittadinanza nella c.d. “manovra del popolo”, legano il nostro Paese più al Sud America che all’Europa.

Brandire l’abolizione della “legge Fornero” sulle pensioni e il reddito di cittadinanza come i capisaldi per l’abolizione della povertà è da irresponsabili. Mi domando cosa abbiano da festeggiare, Di Maio e company, che hanno nuovamente deciso – per mantenersi il consenso effimero nel presente – di ipotecare il futuro delle giovani generazioni. 

La riforma delle pensioni voluta dall’allora governo Monti aveva delle storture e degli aspetti criticabili ma aveva un pregio che prevaleva dinnanzi a tutto e a tutti: metteva in sicurezza il sistema pensionistico italiano per le future generazioni. Abolendo quella riforma il governo ha deciso di eliminare quella sicurezza, mettendo a rischio le giovani generazioni, quella del sottoscritto e dei suoi coetanei tanto per rendere l’idea.

Il reddito di cittadinanza è il vero “do ut des” elettorale dei pentastellati. Ricordava ieri D’Alimonte sul Sole 24 Ore come l’83% dei parlamentari Cinque Stelle siano stati eletti in colleghi uninominali da Roma in giù. Il reddito di cittadinanza era una promessa che non si poteva mancare, pensa la rivolta. Ma siamo così sicuri che la povertà si elimini dando un “quid” incondizionato a tutti sotto una determinata soglia? Per fare ciò la manovra conterrà dei tagli significativi su istruzione e sanità.. e pensiamo che questo non abbia ricadute sulla povertà nel medio-lungo periodo? 

La povertà e le disuguaglianze che in Italia ci sono eccome non si combattono con il sussidio “a babbo morto”, come si dice in Toscana, ma si sfidano con un’insieme di misure che puntano in primo luogo alla formazione continua e permanente dei cittadini (soprattutto nell’era della rivoluzione tecnologica) tramite dei nuovi e riformati centri per l’impiego, e in secondo luogo alla crescita del capitale umano e sociale, con investimenti nei servizi sociali ed educativi, come sanità e scuola. 

Chiara Saraceno e Enrico Giovannini oggi su La Repubblica chiariscono le idee. Quelle che mancano a Giggino e alla sua corte.

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