Giu 1, 2018 - POLITICA LOCALE    1 Comment

La sindrome da ambientalismo barricadero.

Il Tar della Toscana, a fine 2016, esaminò il ricorso contro la realizzazione del termovalorizzatore di Case Passerini presentato da una serie di associazioni ambientaliste, coadiuvate dal Comune di Campi Bisenzio e successivamente da quello di Sesto Fiorentino. All’epoca respinse tutte le rilevazioni critiche segnalate sulla localizzazione del nuovo impianto e sull’insufficienza dello studio d’impatto ambientale ed accolse soltanto la parte inerente all’autorizzazione, che era stata rilasciata dalla Città Metropolitana di Firenze e che, secondo il tribunale amministrativo, era illegittima perché non erano state compiute le opere di mitigazione ambientale (il cosiddetto “parco della Piana fiorentina”).

L’Ato Rifiuti Toscana Nord impugna la sentenza del Tar toscano e ricorre al Consiglio di Stato, il quale, pochi giorni fa, si esprime confermando le valutazioni del tribunale amministrativo.

Il nuovo impianto di termovalorizzazione di Case Passerini si può realizzare, a patto che siano compiute le opere di mitigazione, e stop! Tutto il resto – che si legge in queste ore e in questi giorni da sindaci, associazioni ambientaliste e altri – sono chiacchiere.

Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, ha tenuto a ribadire, esultando, che si era già opposto un anno fa a quel termovalorizzatore e che il Consiglio di Stato non ha fatto altro che confermare quanto da lui affermato. Segno evidente che Rossi si è limitato a leggere il titolo dell’articolo trovato online, senza andare oltre.

Personalmente, ritengo che la scelta del presidente Rossi, sostenuta anche dal vice-capogruppo PD Monia Monni nei giorni scorsi, sia davvero priva di logica ed esclusivamente propagandistica. Il Piano Interprovinciale dei Rifiuti firmato dalle amministrazioni provinciali di Firenze, Prato e Pistoia prevedeva la realizzazione del nuovo impianto di Case Passerini al fine di dismettere gli impianti presenti nell’area, considerati oramai obsoleti e inefficienti, come quello di Montale, la cui chiusura è prevista per il 2023. Sorge spontanea una domanda: caro presidente, cara vice-capogruppo Monni, come pensate di smaltire i rifiuti dell’area più produttiva della regione come è l’area nord? Pensate davvero che citando le parole “economia circolare” si possa risolvere il tema?

Per quanto riguarda la raccolta differenziata, la provincia di Prato, che presenta i dati migliori, arriva a una percentuale del 70%. Nonostante questo, ha un buon 30% di materiale da smaltire in un apposito impianto. A questi vanno aggiunti anche i rifiuti tessili, come segnalava pochi giorni fa l’associazione degli industriale della Toscana Nord.

Ma tutto questo non interessa. Si pensa che solo differenziando e riciclando si possa risolvere il problema dei rifiuti per la popolazione toscana. Dovremmo essere – a mio modesto avviso – più sinceri con noi stessi e con i cittadini, dicendo che la scelta di non realizzare termovalorizzatori nell’area più industrializzata e produttiva della regione andrà ad esclusivo vantaggio economico ed energetico dell’Emilia Romagna, che negli anni si è fatta molti meno problemi in materia, a discapito degli utenti fiorentini, pratesi, pistoiesi che troveranno bollette sempre più care.

L’economia circolare è un concetto che affascina anche il sottoscritto e penso sia nel medio-lungo periodo il futuro del Paese e dell’Occidente, ma si deve essere consapevoli che l’impianto teorico non si realizzerà nella pratica a breve. E che invece il problema di gestione dei rifiuti è già presente oggi, figurarsi domani che non avremo nemmeno un nuovo ed efficiente impianto.

Nel mentre si incentiva la differenziata e si realizzano nuovi impianti più sicuri e più efficienti, si dovrebbero investire risorse per potenziare il mercato del riuso e del riciclo, che oggi è fermo e stenta a decollare. Le esperienze estere dimostrano che tale mercato, per acquisire una dimensione considerevole, ha atteso decenni e decenni di investimenti e politiche pubbliche adeguate.

Noi invece, rifiutiamo l’idea di bruciare parte dei rifiuti che oggi non si possono differenziare per mera strumentalità e propaganda elettorale, sventolando la soluzione dell’economia circolare come la panacea di tutti i mali.

Di questa miopia di alcuni dirigenti della sinistra toscana i cittadini toscani ne pagheranno le conseguenze non nei prossimi mesi, ma nei prossimi anni. Per questo credo si debba trattare il tema con più serietà e con maggior senso pratico, dimostrando che il PD è ancora un partito di governo e non un mero seguace dell’ambientalismo barricadero.

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  • Il problema è sempre il solito : ” not in my backyard ” ma i rifiuti da qualche parte devono andare. Concordo con te sull’atteggiamento di Rossi e Monni

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