Apr 27, 2018 - POLITICA NAZIONALE    2 Comments

Il contratto del prof. Della Cananea e il PD.

Di Maio da giorni sta ripetendo in maniera quasi spasmodica che il suo movimento è per un “contratto di governo alla tedesca”, evidente “supercazzola” per evitare di dire che i Cinque Stelle sono per arrivare ad un compromesso (parola che hanno sempre ripudiato, associandola alla locuzione dispregiativa: inciucio!).

 

 

A mio modesto avviso la cosa ancor più sorprendente del giovane leader di Pomigliano d’Arco è stata la scelta di affidare ad un pool di professori, ovvero di “tecnici” (altra parola che fino a poche ore fa era bandita dal vocabolario grillino), la scrittura della bozza di contratto. Il prof. Della Cananea ha consegnato il suo documento dichiarando che vi sono diverse affinità tra Cinque Stelle, PD e Lega.

Al netto delle politiche di difesa, dei rapporti con l’Ue e l’euro, delle politiche sull’immigrazione e la sicurezza, pare ci siano delle affinità tra i tre partiti (sic!).

La breve cronistoria ha, allo stesso tempo, aspetti surreali e grotteschi, ma – purtroppo – è attinente alla realtà di quanto successo in queste ultime 48 ore.

Cosa dovrebbe fare il PD in questa fase? Credo che dovrebbe confrontarsi con tutti, Cinque Stelle compresi, senza nessuna azione aprioristica e pregiudiziale ma con la consapevolezza che vi sono dei capisaldi che non si possono mediare.

Rapporto con l’Europa e alleanze internazionali, da un lato, e politiche per il welfare, la sicurezza (economica e sociale) e la crescita economica, dall’altro, sono aspetti su cui il PD nello scorso governo ha tracciato un percorso ben preciso e chiaro. Sicuramente quanto fatto non è stato apprezzato dalla maggioranza dei cittadini, visto l’esito elettorale, ma per questo non credo si debbano fare abiure.

Un patto Cinque Stelle – PD non porterebbe benefici né al Paese (che necessita invece di un governo che condivida un programma chiaro e persegua obiettivi precisi) né al PD, che rispetto all’interesse generale viene in secondo piano ma che da un accordo con il Movimento rischierebbe di liquefarsi e di diventarne subalterno.

Il PD – a seguito dell’esito elettorale e delle dimissioni del suo segretario Renzi – con un dibattito in direzione, ha dichiarato di voler aprire una fase importante di discussione interna, posizionandosi all’opposizione del futuro governo. Come ricordava ieri in un’intervista a Le Formiche il sottosegretario alle telecomunicazioni Antonello Giacomelli (leggi qui) il contesto attuale, sia nazionale che internazionale, rispetto a quello di un mese fa è cambiato radicalmente. La necessità di un dibattito interno al PD è ancora attuale ma questo non potrà certo svolgersi a breve, visto lo stallo istituzionale della nuova legislatura.

Per tali motivi credo che sia opportuno che il gruppo dirigente chieda a Matteo Renzi, che ancora oggi volente o nolente detiene la leadership del partito, di guidare questa difficile fase. Il ruolo del reggente, che in questo momento ricopre Martina, va bene quando si ha il compito di traghettare il partito o a un congresso o a un’assemblea per l’elezione dei nuovi organismi. Non credo si possa ritenere adeguato, tale assetto, per la gestione di un passaggio politico e istituzionale così delicato.

Cosa augurarsi? Che la direzione nazionale del 3 maggio prossimo chieda a Renzi di guidare questa fase di confronto con Di Maio e il Movimento 5 Stelle, chiarendo che non sono possibili abiure rispetto a quanto fatto in questi anni di governo. Le forze politiche in Parlamento trovino il coraggio di condividere un percorso breve, finalizzato al cambio della legge elettorale, per ridare nuovamente la parola ai cittadini.

Ogni altro tipo di ipotesi di governo mancherebbe fin da subito di autorevolezza e credibilità.

2 Comments

  • Ciao Riccardo, letto il tuo spunto, in modo sintetico: 1) il sistema proporzionale consente di trovare alleanze in parlamento senza confini o steccati ideologici (destra sinistra etc) prima verrà acquisito meglio sarà. Detto questo credo che il “movimento” sia in cerca di tempo (tipo voto di domenica prossima) per consentire alla lega di licenziare Berlusconi. In questo senso vedo una forte dose di strumentalità a scapito del PD. Non bisogna rinunciare al dialogo ci mancherebbe, ma bisogna sapere che siamo al massimo degli intrattenitori in attesa dell’annuncio del governo Lega M5S. Penso che dovremmo prenderci tutto il tempo necessario, e costringerli ad una ulteriore inversione di rotta nel bel mezzo del confronto con noi. P.S. Renzi lasciatelo stare (almeno per ora)

    • Ciao Giorgio,
      concordo con le tue riflessioni per punti. Il mio accenno a Renzi è dettato dal fatto che ad oggi – in questa fase di stallo – serve al Paese e anche al PD che siano prese delle scelte e vedo complesso che a farlo possa essere una reggenza molto debole. Che poi il PD debba svolgere una discussione profonda al proprio interno, che vada al di là di Renzi, non lo metto in discussione. Un abbraccio, a presto.

Got anything to say? Go ahead and leave a comment!