L’Hotel Bellavista ed il buon Salvini

Proprio stamani mattina abbiamo appreso dai nostri quotidiani locali come il trasferimento dei profughi a Pistoia (precisamente in località Le Piastre) sia diventato un caso, addirittura, di evidenza nazionale.

salvini matteo

Il segretario della Lega Nord ha pensato bene di scrivere un post su Facebook in tono sarcastico, sostenendo che anche lui prenoterà a spese dello Stato all’hotel Bellavista a Le Piastre per il prossimo week end.

L’atteggiamento di questo signore, ma in particolare del suo partito politico, in questi mesi si sta rivelando – a mio modestissimo avviso – di una miseria e di una pochezza assolutamente disarmante.

Paragonare il virus dell’ebola all’arrivo delle centinaia di cittadini siriani o generalmente africani sulle nostre coste, come è avvenuto nella manifestazione del 18 ottobre scorso a Milano, evidenzia come si voglia solleticare mediaticamente e populisticamente i timori e le incertezze delle persone comuni.

Ma in fin dei conti di cosa ci meravigliamo? Oggettivamente la vulgata populista di destra, a partire da Le Pen, passando per Salvini e Meloni fino a Grillo, si conferma la stessa oramai da anni, almeno sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione etnica e sociale.

Il tema dei tanti, tantissimi, cittadini dei paesi africani che stanno sfuggendo dalla furia del movimento islamista Isis o da persecuzioni di altro genere è rilevante ed interroga sia l’Italia (che è oggettivamente il paese di frontiera con il medio oriente e l’Africa) che l’Europa. O meglio. Dovrebbe interrogare le istituzioni europee.

Personalmente credo che l’Italia non possa che soccorrere le migliaia di cittadini che stanno scappando dalle guerre e dalla distruzione. Dobbiamo però tenere un approccio non meramente assistenzialistico e caritatevole ma volto a politiche attive ed integrative nei confronti dei nuovi arrivati. Quest’ultimi, come confermano i dati, utilizzano il nostro paese prevalentemente come luogo di transito per raggiungere (molto spesso) i paesi nordici come Germania, Olanda, Belgio etc. L’integrazione si compie ribadendo quelli che sono i diritti ed i doveri, di ciascuno. Ma soprattutto, l’integrazione, si può realizzare intervendo legislativamente per regolarizzare le migliaia di apolidi di seconda o terza generazione nati nel nostro territorio.

Per concludere. Da un lato si deve essere chiari sul rispetto delle regole e proporre politiche pubbliche attive, volte ad un approccio propositivo in cui sia marcato l’impegno diretto di questi cittadini nella vita quotidiana, dall’altro si ritiene necessario un intervento legislativo che disinneschi la vera “bomba sociale” rappresentata dai tanti ragazzi e ragazze che oggi non hanno, sostanzialmente, ne la cittadinanza dei genitori ne quella del Paese in cui sono nati.

Un partito progressista deve oggi rispondere senza approcci compassionevoli ma operandosi per politiche attive volte all’integrazione sostanziale, in cui il fenomeno dell’immigrazione viene letto e vissuto come un’opportunità e non come “invasione”. Un partito progressista deve evitare di compiere l’errore di declassare le campagne velatamente xenofobe della Lega o di altri movimenti come mero “folklore”, ma deve mantere alta l’attenzione sul rispetto e la dignità delle persone, qualsiasi esse siano e qualsiasi sia il loro colore della pelle o la loro religione.

 

 

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