Franceschini 25 gennaio 2013 a Pistoia!

 

 

La campagna elettorale è iniziata ufficialmente.

Il 24 e il 25 febbraio l’Italia deciderà se continuare l’opera di risanamento, con una maggiore attenzione al tema dell’equità rispetto a quanto fatto fino ad oggi, o se tornare ai “santi vecchi”, ovvero alle manovre economiche virtuali alla Tremonti, alle barzellette, alla politica fatta esclusivamente di slogan e di poca sostanza.

Il Partito Democratico in questi pochi mesi è riuscito a:

a. scegliere il proprio candidato premier;

b. scegliere oltre l’80% dei candidati oggi presenti nelle liste con le primarie;

c. rafforzare una coalizione che vede uniti Tabacci, Nencini e Vendola, con la prospettiva di dialogare con il centro moderato, oggi rappresentato da Mario Monti.

Non solo ma ha dimostrato, grazie alla maturità dei propri dirigenti, di aver imparato ad utilizzare uno strumento bello, ma allo stesso tempo delicato, come le primarie. Questo splendido risultato lo vorrei dedicare a tutti i “gufi” (giornalisti, avversari politici etc) che per mesi hanno sentenziato sull’imminente distruzione del PD, prima in prospettiva dell’eventuale sconfitta di Bersani, poi sulla sconfitta reale di Renzi.

Quest’ultimo, il sindaco di Firenze, ha dimostrato, e mostra tutt’oggi, di essere un dirigente politico di spessore, rispettando gli impegni presi alle primarie e facendo campagna elettorale attiva nelle regioni maggiormente in bilico per il PD.

Infine vorrei spendere un’ultima parola sulle liste del PD. Sono tra coloro che si sono dichiarati favorevoli all’ingresso di personalità di alto profilo, politiche ed accademiche, nelle liste democratiche tramite il famoso “listino”. Svolgere il ruolo di parlamentare significa avere sì il rapporto con il territorio, assolutamente indispensabile, ma essere in grado di poter portare un contributo ulteriore su questioni di rilievo che riguardano l’intero Paese, non una sola regione o un’area metropolitana. Una scelta che vorrei contestare al mio partito e al mio segretario, oggi candidato premier riguarda la candidatura di Pietro Grasso. Non perché abbia poca stima della persona, anzi. Ma perché ritengo che il nostro Paese per troppi anni, forse decenni, abbia fatto eccessiva confusione tra il ruolo del politico e quello del magistrato. Credo che si debba riflettere a lungo sull’opportunità di candidare magistrati che, finita la loro breve o lunga esperienza politica, poi tornano a svolgere la loro funzione di terzietà e di controllo del rispetto delle regole.

Spero che le anomalie di questo Paese con la nuova legislatura possano sensibilmente ridursi. Molti dovrebbero riflettere sul fatto che tutti, oggi, si riempiono la bocca con il tema della legalità e l’unico partito che ha avuto il buon senso di togliere dalle liste personalità non particolarmente trasparenti, in una regione molto in bilico tra l’altro, è stato proprio il Partito Democratico. Molti dovrebbero riflettere che, nel mentre tutti parlano di integrazione, l’unico partito che ha candidato nelle proprie liste i c.d. “nuovi italiani” è stato il Partito Democratico.

Voglio sperare che questi fatti, in un periodo di crisi sociale ed economica drammatica come quello attuale, possano aggredire le continue sirene del populismo, sia di destra che di sinistra.

 

2 Comments

  • Bravo Trallors condivido

  • Sono d’accordo che i magistrati così come i giornalisti una volta fatto il passo verso la politica non possano più tornare alle precedenti professioni. Si devono salvaguardare i principi di indipendenza e terzietà.

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