Feb 19, 2012 - POLITICA NAZIONALE    3 Comments

Provincia. Quale destino?

Il tema delle province oramai è stato dato in pasto all’opinione pubblica da diverso tempo, ancor prima del governo Monti. Quest’ultimo governo nel decreto d’urgenza “Salva Italia”, d.l. 214/2011, ha previsto anche una revisione fortissima dell’ente Provincia, sollevando un notevole dibattito.

Questo dibattito oggi vede due fazioni contrapposte: coloro che sono per abolire tout court l’ente Provincia, e per passare dalle Regioni ai Comuni senza alcun tipo di ente intermedio, e coloro che invece sostengono che le province debbano diventare un ente di secondo livello, sullo stile francese dei dipartimenti.

Su entrambe le posizioni ho delle forti perplessità.

Rispetto alla prima credo si commenti da sola: immaginare di governare processi di pianificazione di area vasta senza un ente che faccia da cerniera tra i Comuni e la Regione è pura utopia. Immaginatevi sul tema dei rifiuti quale sarebbe l’esito di un’eventuale pianificazione se la Regione Toscana dovesse confrontarsi e poi trovare una sintesi con tutti i 287 Comuni..sarebbe possibile?

La seconda riflessione è legittima ed immagina la provincia come un ente elettivo di secondo grado, in cui i consiglieri ed il presidente sono eletti dai Consigli dei Comuni che compongono lo stesso territorio provinciale. Un ente che dovrebbe avere, come specifica l’articolo 23 del d.l. 214/2011(famoso decreto Salva Italia), “funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni”. Io credo che i Sindaci, eletti direttamente dai cittadini, non si lascino così facilmente “coordinare” da un soggetto(la nuova provincia) che viene eletto dai suoi stessi consiglieri comunali. Già è visibile a chiunque come la legge 81/1993 sull’elezione diretta del sindaco abbia incentivato una certa personalizzazione della politica locale e credo che questo fenomeno si concilierebbe male con un ente provinciale organizzato in tale maniera. Ho l’impressione che si creerebbe un corto-circuito nei rapporti tra Comuni e nuova Provincia, innalzando quindi il livello di inefficienza delle politiche pubbliche.

Io credo che la presenza di un ente intermedio tra Comuni e Regione sia essenziale, per garantire almeno una semplificazione nella pianificazione di area vasta. Credo che nel corso dei decenni sia cresciuto il numero delle province in maniera eccessiva e questo ha generato il rischio di “gettare via il bambino con l’acqua sporca”. Una vera riforma degli assetti istituzionali dovrebbe ridefinire il numero delle province, riducendolo sostanzialmente tramite un accorpamento, istituire definitivamente le aree metropolitane partendo dalle 9 individuate dalla legge 142 del 1990, e conferire alle province funzioni precise che non siano svolte da altri enti, su cui abbiano la titolarità esclusiva. Questi tre passaggi riuscirebbero a far risparmiare sostanzialmente molte risorse ed a migliorare l’efficienza dei servizi.

Concludo con una breve considerazione sui finanziamenti pubblici ai partiti. Dopo il caso Lusi è scoppiato il caos ed i giornali per giorni hanno pubblicato resoconti e bilanci dei vari partiti. In merito vi lascio un’intervista del segretario del PD Pierluigi Bersani, che a mio avviso coglie il punto della questione. Io credo che il finanziamento pubblico non sia IL problema, credo che il problema risieda nella mancanza di trasparenza la quale deve essere assolutamente recuperata, anche introducendola nella Costituzione.

3 Comments

  • E’ vero, entrambi i casi presenterebbero molti problemi. Ma se, oltre alla eliminazione di province inutili come quelle che sono nate negli ultimi 10/15 anni, alla creazione di aree metropolitane nel vero senso della parola e perchè no, visto che si sta parlando di eventuali riduzioni di enti, anche all’eliminazione della Regione Molise che comprende solo 2 province ed ha spese altissime, le province rimanenti fossero organizzate sul modello delle comunità montane? (che andrebbero assolutamente abolite). La giunta sarebbe composta dai sindaci dei comuni della provincia; all’inizio del mandato viene eletto un sindaco che assume le funzioni di presidente; l’assemblea composta da un numero definito di membri scelti in proporzione alla rappresentanza delle forze politiche dei vari Comuni.
    Certo non ci sarebbero enormi risparmi come l’eventuale abolizione totale delle province ma per lo meno verrebbero ridotti gli alti compensi dei presidenti e assessori e più che altro verrebbero eliminate tutte le spese elettorali che sono davvero ingenti.
    Sinceramente questo modello lo vedrei migliore e più efficiente rispetto a quello ultimo proposto da Monti.

    • Ciao Emanuele! Rispetto alla questione delle aree metropolitane sul modello delle “Comunità Montane” credo ci sia un problema di fondo: i sindaci che sono eletti direttamente dai propri concittadini, quando si trovano a dirimere questioni delicate a livello provinciale, tenteranno comunque di tutelare i “propri” interessi, facendo venir meno l’obiettivo di area vasta (pensiamo ad esempio al piano interprovinciale dei rifiuti o alle infrastrutture). Sulla questione dei “costi” ho l’impressione che si spenda molto di più ad abolire le province tout court che non a riformarle in modo razionale. Lo sperpero non sta tanto nell’ente in sé ma nella miriade di piccoli enti che sono stati creati successivamente e che spesso svolgono le stesse funzioni.

  • Personalmente ho potuto osservare l’esperienza delle Associazioni Intercomunali e delle Comunità Montane. In ambedue le situazioni i sindaci non sono riusciti a costruire quelle forme di integrazione necessarie a migliorare i servizi nei rispettivi territori e quindi abbiamo dovuto registrare un sonoro fallimento. Le cause sono molteplici, ma ce n’è una io credo fondamntale: i piccoli comuni, temendo di essere fagocitati non riconoscono il necessario ruolo di coordinamento al comune capoluogo.
    La gestione dei servizi di ambito sovra comunale deve fare riferimento ad una istituzione che abbia l’esperienza, le professionalità, l’autorevolezza, che solo la Provincia, come si è voluto configurare nel tempo, ha acquisito. Le Province sono troppe? Sono d’accordo. Sono troppi però anche i Comuni, i vari enti settoriali, le agenzie, i consorzi, gli uffici statali decentrati. C’è bisogno di una riforma che sia organica rispetto a tutta questa materia altrimenti si corre il rischio di peggiorare la situazione e di moltiplicare la spesa anzichè ridurla. Mi sentirei più tranquillo se vi fosse all’ordine del giorno di una qualche cabina di regia lo studio di un processo nel quale fossero definite le varie fasi e soprattutto il quadro istituzionale a cui si intende approdare. Questo darebbe modo a tutti di avere certezze, ma soprattutto di portare un contributo positivo. In ultimo: ma la proposta dell’UPI è proprio da buttare? Qualcuno ha dato risposta ad un organismo rappresentativo di eletti democraticamente? Teniamo conto che l’opinione pubblica non ce l’ha con le Province, ma con Governo e Parlamento per gli sprechi, i conflitti d’interesse, il malcostume, l’inconcludenza.

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