Feb 5, 2012 - POLITICA NAZIONALE    No Comments

Articolo 18.

Da oltre una settimana nelle prime pagine dei quotidiani nazionali, oltre ai disagi del maltempo di questi giorni, imperversa il dibattito sul mercato del lavoro e soprattutto sull’attualità o meno del c.d. “articolo 18” dello Statuto dei lavoratori.

Credo che questo dibattito così focalizzato su un unico aspetto, quello riguardante il suddetto articolo, non giovi alla realizzazione di una vera e necessaria riforma del mercato del lavoro.

Il premier Monti con l’intervista di ieri su Repubblica ha evidenziato un tema sacrosanto: la necessità che in Italia, come è avvenuto anche negli altri paesi europei, si inizi a cambiare “mentalità”, immaginando il lavoro come un’esperienza dinamica e non statica.

Per tali ragioni, egli sostiene, che il compito dei sindacati consista nella difesa del lavoratore e non del singolo posto di lavoro. Tale concezione è la colonna portante di sistemi all’avanguardia come quello danese, ad esempio. Ciò significa fare in modo che il lavoratore sia tutelato con ammortizzatori efficaci e consistenti nei momenti di disoccupazione e difficoltà e che sia messo in grado di poter acquisire maggiori competenze, compiendo corsi di formazione e di aggiornamento. Questa visione è in totale contrasto con la difesa tout court del posto di lavoro in quanto tale.

Fatte queste considerazioni non credo che l’abolizione dell’articolo 18 sia l’unico volano per la crescita del nostro paese, senza il quale saremo destinati alla recessione economica perenne. Credo che il Governo abbia fatto bene ad aprire un tavolo con le parti sociali per discutere di una seria riforma del lavoro, senza preclusioni ideologiche, ma credo che per rilanciare la crescita debba puntare su due aspetti fondamentali: lotta all’evasione fiscale e programmazione di un piano per i lavori pubblici, che dia ossigeno alle aziende ed ai lavoratori, creando nuova occupazione. Leggi l’editoriale di oggi di Eugenio Scalfari.

L’Italia se vuole abbattere la disoccupazione giovanile, oggi al 31%, e avviarsi verso la crescita deve rilanciare un piano di opere pubbliche, essere severa nella lotta all’evasione e spingere affinché l’Europa imponga una tassazione sulle transazioni finanziarie, come propone il gruppo del PD nel Parlamento Europeo.

Parallelamente a questi interventi è bene che il Governo discuta e intervenga concretamente sulle cosiddette riforme strutturali, altrettanto necessarie per le ripresa del sistema-Italia.

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