Set 18, 2011 - POLITICA NAZIONALE    No Comments

I giovani “più lenti” d’Europa

I giovani italiani (considerati tra i 15 e i 30 anni) nel 1982 erano circa 13 milioni. Oggi i corrispettivi giovani sono circa 9 milioni, segno che il calo demografico sta colpendo l’Italia come il resto dei paesi europei.
Questo implica che il sistema di welfare che noi conosciamo, soprattutto quello previdenziale, se non sarà rivisto coraggiosamente non potrà durare a lungo.

Ma facciamo un passo indietro: come mai ho definito i giovani italiani “più lenti”?
Semplicemente perchè raggiungono la propria autonomia e indipendenza con un ritardo notevolissimo rispetto ai loro coetanei europei. Questo fenomeno è conseguenza da un lato di un sistema di welfare che non è fatto per i “giovani” (basti pensare che non ci sono ammortizzatori sociali per coloro che hanno contratti di lavoro atipico, spesso e volentieri appunto giovani alle prime armi), dall’altro di un sistema formativo che non pretende il massimo dai propri studenti.

Oggi i giovani italiani non vivono in condizioni peggiori rispetto ai loro coetanei e questo lo devono al ruolo fondamentale che svolge la famiglia. Quest’ultima è diventata l’unico ammortizzatore sociale di tanti giovani che entrano sempre più tardi nel mondo del lavoro e spesso con remunerazioni molto basse. Il problema è che questo fenomeno, soprattutto in periodi di crisi come quelli che stiamo vivendo, avrà vita breve, perchè i risparmi si ridurranno sempre più. Inoltre le disuguaglianze sociali si perpetueranno nel corso del tempo, vedendo i giovani delle famiglie più abbienti avere più possibilità di affermazione sociale rispetto a quelli delle famiglie più povere.

Se fino a qualche decennio fa avere il figlio che si laureava significava aver realizzato un grande traguardo, oggi avere il figlio “parcheggiato” all’università simboleggia il fallimento di tante famiglie. Il nostro sistema formativo, il sistema universitario, non stimola a sufficienza i ragazzi e le ragazze a terminare nei tempi definiti i loro percorsi universitari. La famiglia, a sua volta, non incentiva come dovrebbe i propri figli a raggiungere obiettivi eccelsi e si accontenta di voti mediocri, facendo passare il messaggio che “l’importante è passare”. Questo binomio si è rilavato fatale e sta risultando insostenibile finanziariamente.

Urge la necessità da un lato che siano promosse politiche che riescano a coinciliare lavoro e vita/famiglia, cercando di aumentare il tasso di natalità, dall’altro che si rivoluzioni il sistema formativo, facendo contribuire le famiglie più abbienti in maniera più sostanziosa al  sistema-università e incentivandole a motivare i propri figli affinché abbiano esiti migliori e rientrino nei tempi.

In conclusione non posso che citare il caso della regione Toscana che, con lungimiranza, si è adoperata con una serie di politiche attive al fine di integrare maggiormente le giovani generazioni nel mondo del lavoro. Il problema è che deve essere impostata a livello nazionale una vera riforma per lo sviluppo per il Paese, che focalizzi la propria attenzione su coloro che saranno il domani dell’Italia: i GIOVANI.

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