Lug 17, 2011 - POLITICA NAZIONALE    No Comments

Manovra ed i “costi” della politica

In momenti di forte crisi, di fronte a richieste dell’Unione europea affinchè sia ridotto l’enorme debito pubblico, è necessario dimostrare e attuare atteggiamenti di sobrietà e austerità. Questo atteggiamento deve interessare tutti gli attori della nostra società, dagli amministratori locali e nazionali, ai singoli cittadini, agli imprenditori e così via.

La famosa “austerity” che il premier britannico conservatore Cameron ha più volte citato consiste proprio in questo, nel cercare di compiere tutti assieme dei sacrifici per uscire “dalle secche” di questo duro periodo. Ripeto: tutti insieme.

Queste due parole sono state completamente dimenticate nella recente manovra che ieri è stata approvata al Senato. I famosi e tanto annunciati “tagli alla politica” o sono stati rimandati alla prossima legislatura o sono stati proprio eliminati.

Guardate come spesso ho scritto sono uno che ripudia in toto il populismo e il modo di fare che molti hanno, purtroppo anche alcuni politici, di accomunare destra e sinistra e di pensare che tutti “sono dei ladri”. I fatti smentiscono quotidianamente queste tesi. Però è una questione di principio, che esula anche dalla destra o dalla sinistra. Nei momenti di difficoltà come questa tutti devono essere chiamati a fare sacrifici e gli amministratori devono essere i primi a farlo per dare l’esempio. Anche perchè dobbiamo essere consapevoli, e non farsi ingannare dai discorsi, che “i costi della politica” se fossero anche del tutto annullati non risolverebbero il problema del debito o della mancanza di risorse. Il nostro problema è di carattere strutturale, che non può essere risolto abbassando del 30 o 50 o 70% gli stipendi a deputati o ministri. Però è altrattanto vero che quando una classe dirigente chiede dei sacrifici deve essere la prima a compierli in prima persona, dando l’esempio di un paese che vuole reagire e lo fa insieme, come se fosse un unico corpo. Il fatto che le indennità verranno ridotte dal 2012 o che le rendite non saranno toccate fa passare il messaggio che a pagare la crisi saranno sempre i soliti ceti medi o pochi altri.

Questo meccanismo deve essere interrotto. Dimostriamoci come un paese unito. Risaliamo davvero la china tutti assieme e iniziamo a fare ognuno la propria parte, assumendosi il compito di dare “il buon esempio”.

Devo ammettere di essere fiero di appartenere ad un partito che ieri, insieme agli altri partiti di opposizione, ha presentato emendamenti per ridurre i costi della politica da subito, non rimandando alla prossima legislatura, predisponendo l’obbligo per l’election day, l’incompatibilità tra le cariche di deputato, assessore, consigliere di Cda e tanto altro ancora. Chiaramente il centro destra per “il bene del paese” non ha accolto niente di tutto questo ed ha rimandato a data da destinarsi.

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