Giu 23, 2011 - POLITICA NAZIONALE    No Comments

Nuova campagna “No Porcellum”

E’ notizia di pochi giorni che un gruppo di intellettuali e politici sta raccogliendo le firme per l’abolizione del premio di maggioranza alla Camera e al Senato, tentando così di scardinare l’attuale sistema elettorale istituito nel 2005 dall’allora ministro Calderoli.

A mio avviso l’abolizione del premio di maggioranza non fonda le basi per una nuova e buona legge elettorale, perchè metterebbe a rischio un elemento assai fondamentale, ovvero quello della governabilità. L’elemento di forte critica che invece condivido sta nell’imposizione delle liste bloccate da parte dei partiti nei confronti dei cittadini, che non hanno più il diritto di dare un giudizio agli eletti dei loro territori.

Per sopperire questa carenza vi sono due strade, o forse una. La prima vede un cambio della legge elettorale, in cui diventano di fondamentale importanza i collegi uninominali. In tal modo il rapporto tra candidato ed elettore, e successivamente tra eletto ed elettore, sarebbe sicuramente più diretto e stretto. La seconda ipotesi anticipa addirittura la modifica della legge elettorale e potrebbe prevedere l’istituzione per legge, per tutti i partiti, delle primarie per la selezione dei candidati al Parlamento. Con questo criterio verrebbe meno anche il problema delle liste bloccate, perchè esse verrebbero formate con gli esiti dei candidati vincitori delle primarie.

Ma torniamo al quesito iniziale: dopo l’ondata dei referendum cosa chiedono i cittadini? Provo a dare un’interpretazione al vento che stiamo respirando in queste settimane. L’impressione è che vi sia voglia di poter decidere direttamente a chi delegare il proprio voto o parere e avere un sistema istituzionale che garantisca la governabilità.

Questo secondo punto, a mio parere ancor più decisivo del primo, non si risolve esclusivamente cambiando la legge elettorale, ma prima di tutto modificando i regolmenti parlamentari. La tendenza alla frammentazione, e conseguentemente all’ingovernabilità, rimarrà finchè i gruppi parlamentari si potranno formare e riscuotere i rimborsi mettendo insieme un numero molto basso sia di deputati che di senatori. Questo è il nocciolo della questione che ha visto nel 2006 una miriade di partiti, o addirittura movimenti, presenti nelle due Camere e nel 2008 la nascita di altri piccoli partiti, come i Responsabili, Alleanza di Centro, Api e così via, con forte potere ricattatorio.

Un partito oggi dovrebbe combattere l’eccessiva frammentazione partitica nel Parlamento e incentivare una partecipazione diretta dei cittadini nella scelta dei candidati.

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