Giu 19, 2011 - POLITICA NAZIONALE    No Comments

“Ministeri al Nord”, Pontida 2011..la svolta?

Come era stato annunciato dopo gli esiti dei referendum dello scorso week end, stamattina a Pontida Bossi e i “colonnelli” della Lega hanno lanciato dei segnali al premier Berlusconi.

La Lega, dopo aver perso partite importanti nelle recenti amministrative ed aver visto un’affluenza al referendum nelle regioni del Nord maggiore rispetto alle altre di circa il 10%, si trova legata ad un PdL sempre più perso dietro ai deliri del proprio leader e pressata da un elettorato, quello “padano”, che inizia a non sostenere la difficile situazione economica e sociale, soprattutto dopo le promesse che erano state fatte nella campagna elettorale di soli due anni e mezzo fa.

La Lega sa perfettamente di non potere staccare la “spina” al governo dall’ oggi al domani, perchè rischierebbe di far crollare il tutto senza nemmeno aver portato a compimento il tanto agognato federalismo. Quali alternative ha? Tornare ad essere un partito “di lotta e di governo” potrebbe aiutare il movimento padano ad uscire dalle secche in cui si ritrova?

Quello che è certo è che la Lega da domani inizierà a dettare l’agenda per le “riforme”, o manovre definite tali, mettendo alla prova il governo e lo stesso Berlusconi, trovando così anche il pretesto per poter andarsene dall’esecutivo nazionale senza però avere il cosiddetto “cerino” in mano, ovvero avere la responsabilità agli occhi dell’opinione pubblica della caduta del governo. Un militante della Lega intervistato da Repubblica tv ha sintetizzato così tale strategia: “l’importante è che i nostri alleati mantengano quello che Bossi sta dicendo perchè se no l’anno prossimo si va a votare!“.

La stessa campagna che stanno facendo ormai da alcuni giorni sullo spostamento dei Ministeri al Nord, quasi per toglierli dal malaffare di “Roma Padrona”, dalla lentezza della burocrazia, rientra nei sentimenti che toccano il cuore del vero elettorato leghista, che in questi anni ha subito pesantemente gli effetti sociali ed economici della crisi non vedendo enormi cambiamenti, nonostante avesse il proprio leader al governo.

Insomma l’impressione a freddo che si ha, dopo la giornata di stamani a Pontida, è quella di un Bossi che, da buon fiutatore politico, tenta di porre questioni per lui decisive agli alleati, conoscendo allo stesso tempo le difficoltà nel realizzare quegli obiettivi richiesti e tentando così di colpevolizzare della non-riuscita i colleghi di governo.

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